Gangs of New York
Film con Leonardo Di Caprio,Liam Neeson,Daniel Day-Lewis,Cameron Diaz
Il Kolossal di Martin Scorsese alla scoperta delle origini dell'America. Leggi la recensione completa di questo film.
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Recensione del film Gangs of New York
La critica americana aveva in maggior parte stroncato abbastanza pesantemente l'opera del grande
Martin Scorsese, il suo kolossal sulle origini e la nascita dell'America, un sogno che il regista italo-americano
aveva cullato a lungo prima di poter finalmente realizzare, e per il quale ha allestito un magnifico ed imponente set
ultrablindato negli studi di Cinecittà a Roma. Come in tutti i suoi film, anche in questo Gangs of New York infatti le ricostruzioni sceniche (curate del fedele Dante Ferretti), le locations, i costumi e tutto ciò che fa parte dell'aspetto "tecnico" del fare cinema è pressochè inappuntabile(nonostante l'uso a volte un pò forzato del digitale nel ricostruire le scene di massa). Il film però non convince fino in fondo, per diverse ragioni. Una delle principali è per esempio l'inadeguatezza del suo protagonista maschile principale, quel Leonardo Di Caprio che dà il volto al giovane Amsterdam Vallon, il quale da ragazzo ha dovuto assistere impotente all'uccisione del padre (Liam Neeson) da parte dello spietato Bill Poole detto 'The Butcher', il macellaio, a capo della gang dei 'Native American'.
Amsterdam dopo 15 anni torna nel malfamato quartiere di Five Points in incognito, a capo della band rivale dei Native, i 'Dead Rabbits', ed è deciso a compiere la sua vendetta a tutti i costi. Siamo a New York, nella seconda metà del 19° secolo, e le due bande lottano per spartirsi il territorio e la gestione degli affari illeciti nella città che sta via via nascendo. Le sequenze iniziali sono memorabili, con gli scontri tra le bande e l'uso sapiente che Scorsese fa della luce, accecante ai primi albori del mattino e man mano trasformata in rosso sangue dai corpi straziati nella battaglia. Quasi quaranta minuti di guerriglia a colpi di lame, coltelli e quanto altro di tagliente e contundente. Ma il racconto è nella sua totalità piuttosto frammentario e disunito. La lunghezza di Gangs of New York è ben sopra alla media degli standard cinematografici più consueti (90/100 minuti mentre qui si sfiorano i 170) ma forse una delle pecche del film è proprio la mancanza di un'ulteriore ora in più, grazie alla quale il racconto narrato da Scorsese sarebbe potuto scivolar via in modo più lineare; invece pare che al regista siano stati imposti dei tagli in fase di montaggio, proprio per non sforare ulteriormente con la lunghezza della pellicola e scoraggiare gli spettatori.
Un'altra delle pecche di Gangs of New York è poi senz'altro il mancato approfondimento nel tratteggiare i rapporti tra i tre protagonisti principali della storia: i già citati Amsterdam (Leonardo Di Caprio) Bill il macellaio (uno STREPITOSO Daniel Day-Lewis) e la bella borsaiola Jenny (Cameron Diaz) della quale Amsterdam s'innamora.
La storia si sviluppa con la lotta cruenta ed infinita tra le due fazioni, fino all'apparizione del terzo incomodo, lo Stato americano, che irrompe con tutta la sua potenza distruttiva nel bombardare la città e sedare in questo modo la rivolta tra le due fazioni. Uno stato però costituito da poliziotti e politici corrotti, che solo in apparenza possono sembrare migliori dei delinquenti che si ammazzano per le strade di Five Points.
Un affresco impietoso dell'America del primo Ottocento insomma, in cui disonestà e barbarie facevano da padrone.
Un film molto violento in tante sue scene, che anche per quest'aspetto si è attirato le critiche di molti.
Ma a ben vedere la precisa volontà di Martin Scorsese di non fare sconti su quest'aspetto è uno dei più grandi meriti del regista, che ben dipinge le traversie e la ferocia attraverso le quali è nato un paese che ha faticato molto ad accettare
le diverse integrazioni razziali. Tema questo ancora molto attuale nella nostra società purtroppo, nonostante i tempi della guerra di Secessione americana, periodo storico in cui si svolge la vicenda narrata nel film, siano lontanissimi dai nostri.
Quello che resta però maggiormente stampato nel ricordo di chiunque abbia visto Gangs of New York è la straordinaria
interpretazione di Daniel Day-Lewis nel ruolo del Macellaio. L'attore inglese, che pareva perso per il grande cinema e
convinto di dedicarsi unicamente alla sua grande passione per il pugilato, torna in questo film a dare lezioni di recitazione impeccabile, e sovrasta in bravura gli altri due protagonisti, un Leonardo Di Caprio che come detto appare quasi un pesce fuor d'acqua nella storia narrata, non tanto per le sue qualità recitative ma per la sua presenza scenica, quell'aspetto da perenne ragazzino ingenuo che poco si addice alla violenza del suo personaggio; e persino la brava Cameron Diaz viene relegata in un angolo, comprimaria che desta interesse soltanto per la sua storia d'amore con Amstedam.
Un'interpretazione magistrale che però non è valsa a Daniel Day-Lewis il secondo Oscar in carriera (dopo quello ottenuto
per Il mio piede sinistro) nonostante la nomination e i favori di critica e pubblico compatti per una volta nel riconoscere
tanta bravura. Misteri dell'Accademy.
Da segnalare infine la colonna sonora a dir poco splendida che accompagna tutta la vicenda narrata, nella quale spicca il brano degli U2 "The Hands That Built America", vincitore di numerosi premi, che chiude il film facendo da sfondo ad una New York che pare rinascere dalle sue macerie per arrivare fino ai giorni nostri, con l'immagine da brividi delle Torri Gemelle nello skyline della città.
(nell'immagine in alto la locandina del film Gangs of New York)
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