Recensione del film Io non ho paura
Uno dei film italiani più belli degli ultimi anni.
Gabriele Salvatores, il premio Oscar per la regia dell'applauditissimo Mediterraneo ci regala un'altra
perla, un altro film da vedere ed amare incondizionatamente, questo Io non ho paura, che è senza
alcun dubbio l'opera più matura, intensa e bella della sua intera filmografia.
Uno dei rarissimi casi oltretutto in cui la versione cinematografica non sfigura al cospetto dell'opera
letteraria a cui si è ispirata, ovvero il best sellers omonimo dello scrittore Niccolò Ammaniti.
La storia è commovente, cruda e purtroppo molto simile a quella di tanti episodi di cronaca nera realmente accaduti nel nostro paese, e narra del rapimento di un ragazzino, tenuto prigioniero in attesa di un riscatto ad Acque Traverse, un paesino sperduto del Sud Italia verso la fine degli anni 70. Il suo corpo e il suo aspetto sono straziati dalla lunga prigionia e dalle privazioni causate dall'essere stato rinchiuso in un pozzo abbandonato. E' estate, fa molto caldo, e poco distante dal luogo vivono alcune famiglie e i loro bambini, che girano in lungo e in largo con le biciclette per quegli sterminati campi di grano assolati, divertendosi. Uno di questi, Michele, un giorno scopre per caso la grotta e il suo inquietante inquilino. E' subito spaventato dall'aspetto del suo coetaneo, e corre via impaurito, ma la sua vita da quel giorno cambia radicalmente. La curiosità lo spingerà nuovamente a tornare da lui, a chiedersi come mai sia finito laggiù,
in quella buca, e cosa lo abbia ridotto in quello stato. Piano piano anche l'ostaggio, Filippo, supererà l'iniziale
diffidenza e paura verso Michele, e tra i due ragazzi si instaurerà una forte amicizia, una solidarietà unica che porterà Michele a cercare di alleviare per quanto gli è possibile le sofferenze del suo nuovo e sfortunato amico.
La bravura dei due giovani protagonisti, il tema forte dell'amicizia che unisce due ragazzi appartenenti
a mondi completamente diversi (Michele è figlio di poveri contadini, mentre proprio la ricchezza della famiglia di Filippo è la causa della terribile disavventura a cui egli viene sottoposto con il rapimento) la bellezza dei paesaggi e degli scenari che fanno da sfondo alla storia sono tutti elementi che colpiscono dritti al cuore dello spettatore, ed infatti una delle scene più belle di Io non ho paura, ma oserei dire più belle di tutto il cinema italiano più recente (e non) è quella in cui i due bambini si roteano sul campo di grano, felici, spensierati, dopo che Michele è riuscito a liberare Filippo,
che da troppo tempo ormai non vedeva più la meravigliosa luce del sole.
Anche i dialoghi tra i due rappresentano forse i momenti più alti dell'intero lungometraggio.
La poesia di quest'incontro però è destinata ad interrompersi quando Michele, nella sua ingenuità, metterà al corrente
della sua scoperta un compagno di giochi, che farà la spia con i "grandi". E terribile sarà per il povero ragazzo
scoprire che tra i responsabili del rapimento c'è anche il suo amato papà! Una scoperta che lo porterà alla consapevolezza della realtà, così diversa e cruda rispetto all'età dei giochi vissuta fino ad allora. E a compiere infine un gesto di estremo coraggio nel tentativo disperato di salvare la vita al suo amico, in un finale a sorpresa estremamente intenso, per il quale non mi vergogno a confessare di aver versato più di una lacrima di pura commozione.
Le musiche fanno infine da sfondo perfetto alla storia e la rendono veramente emozionante.
Note di grande merito come detto per i due giovani attori protagonisti, Giuseppe Cristiano (Michele) e Mattia Di Pierro (Filippo), ma è tutto il cast scelto da Gabriele Salvatores a convincere in pieno. Il bravo Dino Abbrescia interprete di Pino, il papà di Michele e il camaleontico Diego Abatantuono, uno degli attori culto del regista milanese, il quale ci regala un personaggio cinico, quello che potremo definire l'orco di questa sorta di favola contemporanea così commovente e al tempo stesso terribile: Sergio, l'amico di Pino arrivato dal Nord e vero ideatore del piano che ha portato al rapimento
di Filippo.
Un film, Io non ho paura, in definitiva a misura di bambino, come definito da diversi critici, proprio perchè la storia si sviluppa attraverso i loro pensieri e i loro occhi, che però è capace di suscitare emozioni agli spettatori di ogni età, soprattutto a quelli che attraverso la sua poesia riusciranno per un paio d'ore a rivivere i tanti momenti della propria infanzia, fatta magari di pomeriggi spensierati, di corse a perdifiato tra i campi, di semplici giocattoli del passato come
le maccchinine di Michele, e perchè no anche di avvenimenti magari meno cruenti ma ugualmente difficoltosi che hanno contribuito a farci crescere.
(nell'immagine in alto la locandina del film Io non ho paura)
|