Recensione film La Fabbrica di Cioccolato
La fabbrica di cioccolato, ovvero il film che rischia seriamente di essere il più bello tra quelli visti in questo 2004 che sta per concludersi. Il nuovo film di Tim Burton è un’appetitosa avventura ricca di cioccolato, lecca lecca, chewin-gum, musica, colori, scenari da favole e un pizzico di morale conclusiva. Adattamento del celebre libro per l’infanzia di Roald Dahl, il film è il remake della pellicola “Willy Wonka e La Fabbrica di Cioccolato” diretta nel 1971 da Mel Stuart, protagonista Gene Wilder nei panni del cioccolataio Wonka, ora interpretato dall’attore-culto di Tim Burton, Johnny Depp. Molti conosceranno perciò già a memoria la trama, che narra la storia di Charlie Bucker, bambino molto molto povero che vive in un quartiere di periferia di una città inglese, in una catapecchia, insieme ai genitori e ai quattro nonni. La sua famiglia è talmente povera da riuscire a sfamarsi ogni giorno solo con dei cavoli: minestre di cavolo a pranzo, cena e colazione. Una volta l'anno, per il suo compleanno, Charlie può mangiare dolci: un'intera tavoletta di cioccolato, regalatagli da tutta la famiglia con grandi sacrifici. Di fronte alla casetta dei Bucker c'è una fiorente fabbrica di cioccolato chiusa da anni al pubblico, di proprietà di Willy Wonka, un personaggio ricco e solitario, stufo però di essere continuamente spiato e copiato dai suoi concorrenti. Per questo motivo la sua fabbrica, pur funzionando e spedendo pacchi di cioccolata e dolci vari in tutto il mondo, appare completamente deserta e chiusa al pubblico. Un bel giorno però Willy Wonka decide di aprire le porte a cinque bambini. Cinque biglietti d‘oro vengono nascosti nelle tavolette di cioccolata, i bambini che li troveranno potranno entrare e passare un’intera giornata all’interno dell’impianto, guidati dal proprietario in persona. Con la sua misera tavoletta all'anno, Charlie ha ovviamente pochissime possibilità di trovare uno dei biglietti, coronando così il sogno suo e di nonno Joe, che in gioventù era stato uno dei dipendenti di Wonka. Ma, come in ogni favola che si rispetti, anche i sogni impossibili, a volte, diventano realtà…
Sono veramente pochissimi i registi che sono riusciti a creare, nelle loro visioni cinematografiche, universi, mondi non soggetti alle comuni regole che governano il genere umano. Fellini, Kubrick, Tarantino e tra questi c'è sicuramente anche
Tim Burton. Come dice Willie Wonka: «Il cioccolatiere non deve avere vincoli, se non quelli della propria immaginazione, per essere libero di realizzare qualsiasi invenzione la sua immaginazione gli suggerisca»... E cosi' è Tim Burton: da l'impressione che riesca a rappresentare qualsiasi cosa gli passi per la testa, ed è per questo che La fabbrica di cioccolato è un capolavoro nel suo genere. Il regista riesce ancora una volta a creare un paradiso di colore appiccicoso, uno scenario magnifico e, per i più birichini, pericoloso, quasi sbalorditivo nei suoi dettagli. Si riconosce subito la sua mano nella maestosità gotica della fabbrica che capeggia la città e nelle immagini quasi bicromatiche fatte per darci l'impressione che il film sia una favola senza tempo.
Rispetto al precedente film, questo è decisamente più adulto e decisamente meglio diretto con però meno attenzione ai bambini, e più agli adulti. Sin dai titoli di testa, traspare la "follia" visionaria del regista che ha saputo reinventare questa storia fantastica dandogli quel tono satirico, colorato e dolciastro che l'originale del '71 (decisamente più consigliato ai bambini)non aveva!
I protagonisti sono tutti all'altezza con un plauso speciale per il protagonista, Johnny Depp, che regge da solo quasi tutte le scene in cui è presente. Indossa una giacca di velluto o una palandrana, si appoggia a un bastone e parla con proprietà di linguaggio, non rinunciando, quando è il caso, a battute taglienti, nascosto da una massa di capelli impenetrabile e da un paio di occhialoni neri.
Visionario e solitario, s’intende alla perfezione con i suoi Oompa-Loompa, fedelissimi dipendenti tutti interpretati da Deep Roy, l’attore che è stato ripreso più volte al computer in 165 figure. Infantile e bambinesco con tanti fantasmi che lo tormentano, la sua interpretazione è sopra le righe, ci regala uno sguardo perso di un bambino che ha paura del mondo, sembra quasi abbia preso spunto da Michael Jackson, difatti per il film si è fatto truccare per schiarirsi la pelle e risultare pallidissimo. Un Willy Wonka cattivissimo, sadico e ingabbiato nei suoi suoi ricordi d'infanzia (nel conflitto adolescenziale con il padre dentista, interpretato dal grande Christopher Lee, che per impedirgli di rovinarsi i denti con il cioccolato, gli aveva costruito una macchinetta dolorosissima) con lo sguardo stralunato, con il suo distacco dal mondo che gli sta attorno, la sua fantasia e il suo genio, il suo spirito infine fanciullesco, perché solo grazie alla fantasia dei bambini si possono creare nuovi tipi e nuove forme di cioccolato. Dopo neverland ancora una convincente interpretazione da grande sognatore per il bell'attore, idolo di tante giovanissime.
La chicca del film è il richiamo a “2001: Odissea nello spazio” nella Stanza della Telecioccolato: il monolito diventa una tavoletta di cioccolata. Assolutamente geniale! Un inno alla bontà e all'amore per la famiglia e l'unione della stessa.
Un remake riuscitissimo, da non perdere.
(nell'immagine in alto la locandina del film La Fabbrica di Cioccolato)
|