Recensione film Lost In Translation
E' la storia di un incontro, improbabile, strano e straordinario il
fulcro della storia del primo film da regista di Sofia Coppola,
talentuosa figlia di uno dei miti del cinema americano di tutti i
tempi.
Tokio, Giappone, Bob e Charlotte si incontrano in un grande albergo.
Lui è un attore televisivo di mezza età giunto nel paese del Sol
Levante per girare uno spot pubblicitario, lei è la giovane ed
annoiata moglie di fotografo presissimo dal suo lavoro. Entrambi
soffrono d'insonnia, e questa cosa fa nascere la loro amicizia e il
desiderio di ammazzare la noia e le notti in bianco, vivendo le
movimentate notti giapponesi insieme, quando il marito di lei va via
per una tre giorni di lavoro. Divertente Bill Murray, Bob, quando si
ritrova a contatto con la sua nuova realtà lavorativa giapponese e le
con le gag che nascono involontarie a causa dell'incomprensibilità
della lingua. Un uomo che però è al tempo stesso infelice per un
matrimonio insoddisfacente e che trova conforto nella compagnia
della sua nuova giovane amica, Scarlett Johansson, anch'essa fragile e smarrita.
Il karaoke con gli amici, i locali notturni di una bellissima Tokyo,
le mezze frasi scambiate dinanzi ad un bicchiere di wisky nella
notte, l'amicizia che forse si trasforma pian piano in innamoramento e
poi finale dolce e misterioso, che lascia aperta anche la via ad un
ripensamento quando i due sono costretti a dirsi addio,
in mezzo ad una strada affollata della metropoli.
Divertimento e romanticismo un mix che, come spesso accade, difficilmente delude.
(nell'immagine in alto la locandina del film Lost In Translation)
|