Recensione film Paycheck
Ennesima trasposizione di un romanzo di Philiph K. Dick sul grande schermo, ma i tempi di capolavori come
l'indimenticabile Blade Runner sono ahimè molto lontani. Il romanzo in questione è I labirinti della memoria, ma
l'interpretazione che di esso viene data dal regista John Woo in Paycheck è piuttosto libera rispetto
al plot originario del visionario e geniale scrittore di fantascienza, tanto amato da Hollywood.
La trama: Michael Jennings (Ben Afflek) è un genio dell'informatica che lavora in una grande multinazionale
al servizio di gente senza troppi scrupoli e che sviluppa progetti top secret per i quali viene pagato profumatamente,
ma solo dopo la cancellazione dalla sua memoria di tutti i dati che lo hanno portato a quelle scoperte, affinchè
non possa divulgarne i segreti. Dopo però aver portato a termine un ambiziosissimo progetto, una sorta di
macchina del tempo che prevede il futuro, per cui ha lavorato per più di tre anni, viene ricompensato soltanto
con una scatola contenente oggetti strani, all'apparenza totalmente inutili e privi di valore. Essendo stato privato
della memoria, come da contratto, faticherà perciò non poco a scoprire che ognuno di quegli oggetti è strettamente legato
al suo passato, e con l'aiuto della sua donna, Rachel (Uma Thurman) tenterà in tutti i modi, rischiando anche la vita, di
ricomporre il puzzle dei suoi ricordi, utilizzando proprio gli oggetti. Il tutto cercando di sfuggire ai suoi
ex capi che vogliono eliminarlo ed impossessarsi una volta per tutte della sua invenzione, e dalla stessa polizia
che vuol mettere le mani sulla macchina del tempo per prevenire eventuali nemici anti-americani.
Come detto John Woo si è preso più di una libertà rispetto al romanzo di Philip K. Dick.
Nel film cambiano gli oggetti che sono a disposizione del protagonista, e la stessa Rachel, il personaggio
interpretato dalla bella Uma Thurman, è presente soltanto nella trasposizione cinematografica.
Come da copione hollywoodiano poi in Paycheck ritroviamo il classico happy end romantico, mentre nel romanzo
le atmosfere erano di gran lunga più pessimiste e cupe.
La mano di John Woo si nota comunque soprattutto nelle scene d'azione, come già accaduto anche in altri
film del passato presenti nella sua filmografia (Face off su tutti) in special modo in un lunghissimo e mozzafiato
inseguimento in moto tra i due protagonisti e i loro inseguitori, anche se il tutto sa un pò di visto e rivisto
decine di volte al cinema.
Paycheck è in fin dei conti un discreto thriller fantapolitico e futurista che strizza ampiamente l'occhio
a quel capolavoro di Alfred Hitchcock che risponde al nome di Intrigo Internazionale. Il guaio è che di Cary Grant ce n'è stato solo uno, e Ben Affleck per quanto si sforzi riesce ad avere un'unica
espressione per tutta la durata del film, quella del bel bamboccio a cui manca completamente espressività
e credibilità nella parte. Piuttosto deludente anche la pur brava Uma Thurman, che aveva strabiliato nel Kill Bill
di Quentin Tarantino, e che qui evidentemente si è voluta prendere una pausa di riposo in un ruolo di comprimaria
che poco le si addice.
(nell'immagine in alto la locandina del film Paycheck)
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