I Cani nell'arte seicentesca

I cani da compagnia - salotto

Nel seicento i cani diventano i personaggi principali della scena pittorica al pari delle figure umane poiché spesso i padroni vogliono regalarsi il ritratto con il proprio cane.
Uno dei pochi molossi immortalati come cane da compagnia è quello del pittore seicentesco, cinofilo anche nel nome, Guido Cagnacci, discepolo di Guido Reni, che dipinge il tema burlesco della Donna che batte due cani Mondo 3 pag. 39 (foto: olio di Guido Cagnacci, Palazzo Borromeo, Isola Bella)
Il cane de I giocatori di morra segue attento da terra il gioco o, più probabilmente, è innervosito dal buffo bolognese della dama seduta, che, invece, per le sue piccole dimensioni, vanta sul tavolo un posto d’onore. (Johann Liss, Gioco della morra, Kassel Gemaldegalerie) (mondo 85).
Un epagneul o uno spaniel dal mantello bianco fulvo viene spulciato dal ragazzo in una scena di vita popolare di Gerard Ter Borch. Il ragazzo è stato identificato nel fratello minore dell’artista, Mozes. Secondo qualcuno, sebbene la scena sia stata descritta con estrema semplicità e profondo realismo, il dipinto può essere interpretato come una allegoria morale: il contrasto tra lavori umili (pulizia del cane) e occupazioni più nobili (la scrittura e lo studio) cui alluderebbe il calamaio sul tavolo. (Un ragazzo spulcia il suo cane, Gerard Ter Borch, Alte Pinacoteca, Monaco).

Olio di Guido Cagnacci, Palazzo Borromeo, Isola Bella
Viaggio attraverso la storia: I Cani e l'Arte
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