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I Cani nell'arte seicentesca
I Cani di corte
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I reali di Spagna, riflessi nello specchio in secondo piano accanto alla porta aperta, tenevano un grande molosso per far da guardia e per far giocare le Meninas. Il quadro di Diego Velasquez, in cui compare la famiglia reale spagnola, rappresenta anche una sapiente allegoria della pittura, intesa come creazione speculare della natura. Mentre l’Infanta Margherita è in visita presso lo studio del pittore, circondata da dame di corte, da una governante, da un sorvegliante; sulla destra del quadro una nana, un nano ed un grande cane in primo piano creano quasi uno spazio a sè. Il cane - per alcuni un alano spagnolo, per altri un molosso - è in atteggiamento di guardia e appare appena infastidito dal piede del nano appoggiato a mò di gioco sulla groppa. (Diego Velasquez, Las Meninas, Museo del Prado di Madrid.)
Lo stesso Velasquez, un anno prima della sua morte, nel 1659 dipinge L’Infante Felice Prospero in piedi, col braccio appoggiato ad una poltroncina di velluto rosso che ha ceduto al suo cagnolino descritto con pennellate larghe e libere. Uno spitz, infatti, accucciato sulla seduta della poltrona, sembra godersi la morbidezza del cuscino mentre mostra il musetto appuntito e due occhioni vivacissimi al pittore. (Diego Velasquez, L'Infante Felice Prospero, Kunsthistorisches Museum, Vienna).
Un bellissimo esemplare di levriero - che mostra devozione ed affetto nei confronti del padrone - viene ritratto da Anton Van Dyck accanto al gentiluomo di corte inglese. (James Stuart duca di Richmond e Lennox, Marquand Collection, al Metropolitan di New York,).
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 Diego Velasquez, Las Meninas, Museo del Prado di Madrid |
 Diego Velasquez, L'Infante Felice Prospero, Kunsthistorisches Museum, Vienna |
 James Stuart duca di Richmond e Lennox, Marquand Collection, al Metropolitan di New York |
| Viaggio attraverso la storia: I Cani e l'Arte |
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