I cani nella Grecia antica

Il cane nella Grecia antica era diffusissimo - non a caso il popolo greco era dedito sia alla pastorizia che alla caccia - e considerato amico fedele di uomini, eroi e dei, quindi, rappresentato nella mitologia accanto agli dei dell'olimpo, decantato dai poeti, descritto dagli storici e addirittura citato dai filosofi. Il più grande filosofo occidentale Aristotele (384 a.C.) denominava le varie razze con il nome del paese d'origine mentre un secolo prima Socrate (469 a.C.) aveva l'abitudine di giurare non in nome degli dei ma sulla testa di un cane. Il cane, infine, era considerato fonte di rimedi curativi per disturbi, oggi diremmo, psicosomatici e malattie fisiche. Ippocrate, Galeno, Favenzio ed Esculapio spesso guarivano i dolori al petto collocando sulla parte sofferente il corpo di un cane vivo così come curavano scabia e asma dei cavalli col sangue canino ed i dolori alla testa e l'idrofobia con il pelo avvolto in un fazzoletto e applicato sulla fronte. Nell'arte medica si utilizzava il latte puro delle cagne per i convalescenti mentre il latte misto a cenere favoriva la crescita dei capelli.
Viaggio attraverso la storia: I Cani e l'Arte
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